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Contaminazione da PFAS: cosa dicono le analisi delle acque di Milano destinate al consumo umano

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Redazione LTecnoimpianti
7 apr
Tempo di lettura: 3 min
Contaminazione da PFAS

PFAS nell’acqua a Milano: dati e monitoraggi sulla rete idrica,Contaminazione da PFAS

Dopo aver evidenziato la presenza di diversi siti contaminati in Lombardia, oggi viene promossa un’operazione di trasparenza per permettere ai cittadini di Milano di conoscere i livelli di contaminazione da PFAS rilevati in diversi punti della rete acquedottistica della città.

Questa iniziativa nasce dalla necessità di rendere pubblici dati che, pur essendo monitorati da anni dagli enti competenti, non vengono generalmente diffusi alla popolazione.

Attraverso una mappa dettagliata è possibile consultare i risultati delle analisi effettuate per circa due anni e mezzo nel capoluogo lombardo dagli enti responsabili del controllo delle acque. I dati sono stati ottenuti tramite richiesta di accesso agli atti.

Un campione su quattro contiene PFAS

Dall’analisi di 462 campioni di acqua destinata al consumo umano, raccolti tra il 2021 e il 2023 dal gestore della rete idrica Metropolitana Milanese (MM) e da ATS Città Metropolitana di Milano, è emersa la presenza di PFAS in 132 campioni, pari a circa uno su quattro.

Le concentrazioni rilevate nel territorio milanese risultano inferiori ai limiti previsti dall’attuale normativa europea. Tuttavia, in più di un caso su quattro i livelli riscontrati superano i valori considerati più cautelativi per la salute umana adottati o proposti in altri Paesi, come Danimarca e Stati Uniti.

In particolare:

  • in 76 campioni sono stati rilevati livelli superiori ai limiti più restrittivi vigenti in Danimarca (2 nanogrammi per litro per la somma di quattro PFAS);

  • in diversi casi sono stati superati anche i valori proposti negli Stati Uniti (4 nanogrammi per litro per PFOA e PFOS).

Sebbene le concentrazioni rilevate restino al di sotto del limite stabilito dalla Direttiva europea 2020/2184 – pari a 100 nanogrammi per litro per la somma di 24 PFAS – la presenza di queste sostanze continua a destare preoccupazione. Secondo le più recenti evidenze scientifiche, infatti, anche quantità molto basse potrebbero rappresentare un rischio per la salute.

I cittadini, quindi, hanno il diritto di essere informati sulla possibile esposizione a sostanze che in altri Paesi sono già considerate problematiche anche a livelli molto inferiori.

PFAS: rischi anche a basse concentrazioni

Secondo diversi esperti, non si può considerare innocua neppure una presenza minima di PFAS nell’acqua.

Queste sostanze tendono infatti ad accumularsi negli organi e nei tessuti del corpo umano. Un’esposizione cronica, anche a dosi molto ridotte, potrebbe quindi provocare nel tempo effetti negativi sulla salute.

Tra i possibili rischi associati all’esposizione ai PFAS sono stati individuati:

  • alterazioni del sistema endocrino

  • problemi alla tiroide

  • danni al fegato e al sistema immunitario

  • aumento del rischio di alcune forme tumorali

  • riduzione del peso alla nascita nei neonati

  • disturbi metabolici come diabete e obesità

  • aumento del colesterolo

  • riduzione dell’efficacia delle risposte immunitarie ai vaccini

  • effetti negativi sulla fertilità

Per questo motivo molti Paesi europei stanno adottando limiti più severi rispetto a quelli previsti dalla normativa europea.

Limiti più restrittivi in altri Paesi

Alcuni Stati hanno già introdotto valori più cautelativi per l’acqua potabile.

Ad esempio:

  • Danimarca

  • Svezia

  • Paesi Bassi

  • Germania

  • regione belga delle Fiandre

hanno stabilito o raccomandato limiti compresi tra 4 e 20 nanogrammi per litro, molto inferiori rispetto a quelli previsti dalla direttiva europea.

Secondo diversi esperti di salute pubblica, ridurre il più possibile l’esposizione della popolazione a queste sostanze è fondamentale per prevenire possibili effetti sanitari a lungo termine.

Cosa sono i PFAS

I PFAS (sostanze poli- e perfluoroalchiliche) sono un ampio gruppo di composti chimici sintetici utilizzati dall’industria per le loro proprietà impermeabilizzanti e antiaderenti.

Queste sostanze sono particolarmente persistenti nell’ambiente e difficili da degradare. Per questo motivo tendono ad accumularsi negli ecosistemi e nel corpo umano.

Possibili soluzioni per ridurre la contaminazione, Contaminazione da PFAS

Una delle soluzioni immediate per ridurre la presenza di PFAS nell’acqua potabile è l’installazione o il potenziamento di sistemi avanzati di filtrazione negli impianti di trattamento.

Tuttavia, per affrontare il problema in modo strutturale è necessario intervenire alla fonte dell’inquinamento, individuando le attività industriali responsabili della dispersione di queste sostanze e promuovendo la riconversione delle produzioni che ne fanno ancora uso.

Allo stesso tempo viene richiesto alle autorità pubbliche di garantire maggiore trasparenza, rendendo accessibili ai cittadini i risultati delle analisi sulla qualità dell’acqua.


A livello nazionale si chiede l’introduzione di una normativa specifica che vieti la produzione e l’utilizzo dei PFAS in Italia.

Una legge in questa direzione permetterebbe di ridurre progressivamente la diffusione di queste sostanze nell’ambiente e di tutelare maggiormente la salute pubblica e le risorse idriche.

 
 
 

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